Estate con Atac: cinque consigli per sopravvivere al caldo sui mezzi pubblici

Una piccola guida per non guastarsi i prossimi mesi estivi, viaggiando su un mezzo di trasporto Atac.

“L’estate non è una stagione, ma uno stato d’animo”, decanta da anni il sempiterno Jerry Calà. Se così fosse, l’estate su un mezzo pubblico romano, sarebbe uno stato perenne di angoscia e oppressione. Ma per fortuna un modo per limitare i danni c’è.

Vivere a Roma per tutti coloro che non vivono a Roma è un sogno, la Grande Bellezza, un elisir di lunga vita, un ideale di benessere e ricchezza. Per qualche strano e inspiegabile motivo, chi visita Roma non si avventura mai oltre le colonne d’Ercole del turismo di massa e, per fortuna, le zone clou sono ottimamente collegate, la Metro A direzione Battistini è piena di vetture nuove e con l’aria condizionata funzionante e con la scusa del valore storico del sampietrino, si sorvola la voragine che ci sta sotto.

giphyQuesta guida è sicuramente spendibile per molte città italiane, ma con un certo orgoglio ci tengo a precisare che l’Atac è una delle migliori aziende di trasporti in Italia capace di farti godere l’estate anche a gennaio. Seconda solo a Trenitalia, con l’Atac puoi provare una mini esperienza di centro malessere a soli 1,50 euro. Cosa abbiamo da invidiare ai cinesi? Cosa c’è di più bello di un pacchetto sauna, bagno turco, radiofrequenza e kick boxing in pieno agosto? Ma soprattutto: è possibile sopravvivere a questo eterno mainagioia?
Scopriamolo insieme.

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1. Limitare gli spostamenti:  

Sì, lo so. Per risparmiare hai preso in affitto una stanza doppia in un monolocale al piano terra lu-mi-no-sis-si-mo a Tor Sapienza e, ovviamente, lo stage non retribuito dei tuoi sogni è sulla Giustiniana.
Sì, lo so. Per evitare lo sbattimento di un viaggio in macchina, hai deciso di prendere la metro ad Anagnina, poi fare cambio a Termini, prendere la metro B fino a Monti Tiburtini e da lì procedere con l’autobus.
Sì, lo so (fidati che lo so). Per l’ansia della combo parcheggio-varco attivo ztl, hai pensato che fosse meglio spostarsi dalla Bufalotta a Trastevere con i mezzi, di venerdì pomeriggio, nonostante lo sciopero ancora in corso.
Amici, compagni, lavoratori, ho un sano consiglio per voi: in queste condizioni, non vi azzardate ad uscire di casa.
Limitare gli spostamenti d’estate è una sacrosanta scelta di amore verso voi stessi per salvaguardare l’umore, la voglia di vivere e l’ascella pezzata.

2. Non indossare i sandali:

Niente raga, il mondo è un posto stupendo fino a quando hai le scarpe chiuse. Passi tre stagioni su quattro spensierato; ti ricordi che esistono i piedi solo quando vai a sbattere contro lo stipitino o vai a consumare a colpi di carezze il piedone di San Pietro o ti commuovi perché non vedrai più i piedi di Totti in campo. Poi arriva l’estate, fai il cambio di stagione, ti concedi il lusso di una pedicure e mostri i tuoi meravigliosi sandali alla comunità del 90 direzione Termini. Sbem. Primo colpo. “Mi scusi”. “Non si preoccupi”. Sbem. Secondo colpo. “Oh, scusami”. “Non fa niente, tranquillo”. Sbem. Terzo colpo. E così via, fino a che non ti riaddrizzano l’alluce valgo.
Non c’è niente di terapeutico nel farsi pestare i piedi e per i movimenti tellurici dei potenti mezzi Atac, la probabilità di un pestaggio è del 97%.
Ma com’è possibile che con un paio di scarpe da ginnastica siamo invisibili come col mantello di Harry Potter e basta un’infradito a renderci capro espiatorio del traffico?
La scienza sta ancora cercando delle valide risposte, nel frattempo non continuiamo così, a farci fare del male.

3. Trasformare il sudore in energia rinnovabile:

Le ascelle ci parlano, bisogna saperle ascoltare. E se dicono che è giunto il momento di deodorarle, noi non possiamo rimanere indifferenti.
Ogni giorno ci tocca correre verso un autobus che non vuole aspettarci; ogni giorno saliamo su mezzi pieni zeppi di gente; ogni giorno ci strusciamo involontariamente su altri pendolari per guadagnare una maniglia su cui reggerci; ogni giorno l’unico posto meno trafficato è quello adiacente ai motori: bollente.
Quale può essere allora una strategia vincente per salvarsi? Lamentarsi che fa caldo per tutto il tragitto? Urlare al conducente “Aò, metti l’aria condizionatahh?” quando è evidente che sia rotta o che siamo troppi su questo 60 per sentire la frescura? No. La soluzione è trasformare il proprio malessere in opportunità:

  • Puoi imparare a respirare profondamente col diaframma;
  • Puoi imparare i movimenti base della ginnastica artistica, raggiungendo l’uscita più vicina;
  • Puoi inventare la disciplina orientale YogAtac, che ti permette di mantenere una postura corretta anche nelle condizioni più estreme;
  • Puoi imparare le regole basilari di convivenza su un autobus: se devo scendere, tu che non devi scendere, scendi lo stesso e mi fai scendere. Se devi salire, prima mi fai scendere e poi puoi salire;
  • Puoi scoprire il tuo talento come annusatore di odori acri e farti costruire da Fuksas un naso per ottimizzare il marciapiede dell’Eur.

4. Mantenere la pace interiore, tenendosi a debita distanza dalla sindrome Sperti-Cipollari:

Viviamo in un paese meraviglioso dove ciascuno di noi può dire liberamente quello che pensa al volume di voce che ritiene più opportuno. Sui mezzi Atac ogni giorno centinaia di persone fanno sapere a tutti i compagni di viaggio le loro più intime storie, urlandole al cellulare; ogni giorno un autista sbrocca contro un passeggero impaziente; ogni giorno almeno un mezzo sul quale stai viaggiando si autodistrugge, caricando in te una munizione di bestemmie; ogni giorno qualcuno sale proprio con l’intento di litigare e qualcun’altro accoglie questo caloroso invito a farsi rovinare la giornata.
Ma d’estate ‘ndo le trovate tutte ‘ste energie?

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Proprio la settimana scorsa, tornando a casa sul mio fidato 90, ho assistito passivamente ad un diverbio di una coppia con cane che litigava perché il suddetto quadrupede scorreggiava senza contegno, vincendo non solo le loro urla ma anche il grazioso odore di morte e distruzione del loro piccolo animale domestico.
Cosa fare allora?

  • Pregare;
  • Tapparsi le orecchie tutte le volte che in metro parte il “Cafone!” dello straordinario spot Atac;
  • Sperimentare lo YogAtac inventato in precedenza;
  • Raggiungere l’autista e guardare l’orizzonte delle fermate che mancano;
  • Attaccarsi all’auricolare del vicino, anche se ascolta in loop Despacito;
  • Cercare di tornare a casa sani e salvi e mettere su Tchaikovsky.

5. Disinstallare l’app Muoversi a Roma e affidarsi alle Divinità:

Continuiamo a fidarci dell’app ufficiale dell’Atac come ci si fida di un ex che torna dopo averci mollato per la nostra migliore amica; eppure gli diamo sempre una nuova opportunità perché siamo creature deboli e indifese.
L’app Muoversi a Roma è il più grande esempio di fallimento della storia digitale moderna. Appena tiriamo fuori il telefono alla fermata del bus, veniamo quotidianamente accerchiati da vecchi col cappello per sapere quando passa l’autobusse e tutti insieme cerchiamo di interpretare con un’analisi semantica l’unica risposta che l’app ci fornisce: nessun-autobus.

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Tanto vale prendere coraggio ed eliminarla. Noterai subito incredibili vantaggi: la batteria del telefono durerà di più, potrai goderti la sociopatia e stare col viso sopra il petto a leggerti i dolori ed i tuoi guai estivi del mannaggia la miseria perché sono tutti al mare tranne me?

Per fortuna c’è anche una nota positiva nel circumnavigare Roma d’estate: tutti gli studenti fuorisede, al termine della sessione estiva, se ne tornano a casa; la città si svuota; i romani in ferie corrono verso la loro dimora in Salento e tu puoi finalmente prendere la macchina.