Altro che facile, il Comico

Eccolo, eccolo il senso profondo della natura del Comico! Niente a che vedere con il ridicolo, il buffo, l’intrattenimento spiritoso, la barzelletta, lo sberleffo, la parolaccia, l’invettiva contro i falsi padroni, lo sfottò, i vaffa e gli ammiccamenti volgari: esempi moderni di bullismo linguistico ispirati da una osservazione superficiale prêt-à-porter. Che meraviglia! L’autore affonda dentro un dramma, ne afferra il contenuto e lo trasforma, gli fa fare una capriola, un salto mortale carpiato fino a restituirgli il senso comico del tragico: quello che sta sotto, sotto, sotto la gonna! Che spessore ciccioso!

Mi rendo conto che ho parlato con la testa voltata all’indietro, ho parlato al passato. Forse i giganti sono scomparsi e tutto quello che per me è stella polare si è estinto; ma io non mi arrendo, continuo a tenere la mia fiaccola accesa, anche se intorno mille luci si sono spente; io non mi rassegno e continuo a leggere, a scrivere, a studiare, a raccontare le mie storie in teatro, perché la Vita mi vive dentro così intensamente come fossi sempre gravida (caruccia!). E io non posso fare a meno di rischiare di sporgermi oltre il bordo che affaccia sull’abisso.

Mi sento plurale e più penso e più sento e più ogni cosa dentro di me diventa un paesaggio. Tengo la fiaccola accesa.

Anna Marchesini, Corriere della Sera
24 novembre 2013

Ma il finale è, di certo, più teatrale

“Bisogna essere ottimisti
fino in fondo,
perché potrebbe essere domani
la fine del mondo!”

(Daniele Silvestri)

 

Post scriptum:

Così, per dire un fatto,

se rinasco

fiore animale colore pianta grassa soprammobile condizione atmosferica tecnologia pietra calzino frutto foglia

che tutto in me sia teatro.

E se mi va di lusso

e sarò, di nuovo, essere umano

e per fortun divina

donna,

per favore,

lasciate che io sia ancora, infinite volte, per sempre

attrice.

(comica, possibilmente.)

©