Il posto fiction

Il formidabile anno di Servizio Civile di un’attrice introversa. Un rocambolesco storytelling tra le pieghe del posto fisso.

Cari amici,
oggi ho iniziato il Servizio Civile Nazionale. Col MiBACT.
La solidità di questi 433,80 euro al mese per un anno non mi ha lasciato indifferente. UN ANNO, capite?! Sarò sincera: il mio entusiasmo per questa nuova avventura è pari a quello di un cinghiale sbalzato sull’asfalto da un autoarticolato senza rimorchio, perché so benissimo dove mi piacerebbe invece stare, a qualunque ora del giorno e della notte, sopportando condizioni economiche indecenti e una gavetta a tempo indeterminato ma – strano a dirsi – andando a dormire felice.

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Per questo continuerò tenacemente a fare ulteriori cinque lavori per potermi permettere il mio mestiere di attrice. E per fortuna ci sono già tanti progetti bellissimi in programma per il 2018!

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Ma non abbastanza stabili da garantire una sopravvivenza economica a lungo termine.

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D’altronde, il sogno erotico resta sempre quello di essere scoperti in scena e portati alla Ribalta dal grande regista che ti salva dalla tua condizione di piccola fiammiferaia poraccia, ricordandosi di te e della tua performance proprio mentre stai studiando gli stracchini in offerta al Todis; ma nell’attesa della Grande Svolta ognuno si inventa il suo piano B. Attualmente ho superato la metà dell’alfabeto.

Mi direte, mamma mia quanto sei pessimista! In effetti, ho già avuto a che fare stamattina con una serie di “non ce la posso fare” burocratici, generazionali e tecnologici. Ad esempio uno stoico pc sulla mia nuova scrivania, immatricolato prima del 2007, su cui è stato installato Windows 10. Nell’attesa del caricamento di Gmail sono riuscita a fare la visita guidata di tutto l’Istituto.

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Ma ho bisogno di trovare anche la motivazione, i lati positivi, il motore che mi trascini all’alba in questo nuovo posto statale.
Per questo ne ho stilati alcuni:
– Sarò circondata da grammofoni, vinili, giradischi, radio, microfoni, musica di ogni genere e valore, sale risalenti al Cinquecento, luoghi e oggetti storici e per una feticista del genere come me è comunque una grande emozione;
– In caso di malaparata la parola d’ordine è Franceschini;
– Dalle finestre dell’ICBSA si può ammirare tutta la bellezza e la ricchezza di Roma: l’Altare della Patria, la cupola di San Pietro, Monte Mario, il Giardino degli Aranci, il cannone del Gianicolo, il super attico di Mara Venier;

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– C’è poi una finestra esclusiva da cui si può ammirare anche senza occhiali il mega super attico del povero Luca Barbareschi, inaspettato dirimpettaio della struttura. Una terrazza grande quanto un quarto di Villa Ada. L’ho già promossa “la finestra dei bestemmioni”.

Proverò a raccontarvi ogni giorno una pillola di questa esperienza, per cercare di trovare ulteriori lati positivi e ridere con voi dei drammi quotidiani di questo tanto decantato posto fisso. Per l’occasione, dopo preziosi consigli “catchy”, è nato l’hashtag: #ilpostofiction.
Insomma, se siete d’accordo, appassioniamoci insieme.

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