So long, and thanks for all the fish

a Marielaide

Spesso il male di vivere ho incontrato pure io.
Era negli essendo che
nei lamenti continui
negli ego smisurati
nei fatti sentire

nell’aria viziata di una stanza stretta
e nei mal di testa che non vi sto a dire,
nei cassetti mai aperti
nelle sigarette elettroniche
nelle macchie non identificate sulle lenzuola
nell’odore di ruggine degli intercity notte
nelle rime baciate di d’agostino-d’alessio
ma anche quelle di nek e biagio antonacci non scherzano

in tutte le puntate di Colorado

nella burocrazia
nelle pì, nelle dì, nelle elle, nelle stelle
e in Capezzone
che ti tira le mazzate dalle mani
a prescindere

nelle zanzare
negli anni di catechismo
che non son riusciti ad insegnarmi
come voler bene proprio a tutti,
zanzare comprese,
anche se Noè non le fa salire sulla sua arca
e questa cosa ci redime tutti

nella formazione a pagamento
per far volontariato
negli stage a tempo indeterminato
nei tagli al personale
nei primi maggi
sotto il sole
ma pallidi
come le buste di licenziamento
le morti continue
la parola: precario
e quel diritto
in ottimo stato di putrefazione.

Forse non tutti sanno che
anche il bene di vivere ho incontrato,
porta un sorriso salvifico sempre appresso,
la sua voce raggiunge il traffico,
colora la città,
con lei
la effe e la emme risollevano le sorti di tutto l’alfabeto.

Tra le idi di quel marzo
lei ha messo insieme i cocci della mia ordinaria scemenza
rendendola allegria smisurata
e voglia di vivere
a tutte le ore del giorno.

Lei, sì, sempre-rigorosamente-lei,
è inciampata nelle mie paure
trasformandole in professione,
ha riso con me della mia dislessia
al quindicinquesimo del primo tempo
e la mia ansia è diventata esperienza,
mi ha lanciato nel vuoto
di una spugnetta nera,
insegnandomi che
non è vero proprio per niente che è facile fare la radio.

Ogni giorno ringrazio il cielo di averla incontrata
e quando la migliore collega di lavoro
che si possa mai desiderare
prepara il suo scatolone
portando con sé verso nuove frequenze
cinquecentosessantacinque mattine
le facce di Emiliano
Mario Mario

e la salsadisoià

mi tira fuori tutte le lacrime che in cielo stanno.

Lo sappiamo però che sta musciaria fa male al rè
al ricco e al cardinale
e quindi questa poesia
alla guidocatalano
ma con molta barba in meno
che mi accingo a concludere
troverà il suo lieto fine

anche perché
se non me l’avesse insegnato lei
con la sua tutina da supereroe
a restare ogni giorno sintonizzata col sorriso
tutto questo male di vivere mi peserebbe

moltissimo.

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