Questi assurdi spostamenti del cuore

Stanno parlando. Credevo dormissero già. Si sentono benissimo le loro voci. Eppure parlano piano, mi pare. E’ che queste pareti.. No, non voglio sapere cosa si dicono. È sleale, è un po’ come rubare. Ci mancherebbe solo che si mettessero a fare l’amore. Sarebbe imbarazzante: due amici, li conosco da sempre, lui è come mio fratello, eravamo a scuola insieme… Non mi piace, mi dà fastidio. È disgustoso sentire lui che si muove, ansima, fa l’amore con…

Lei, no! Lei non mi darebbe fastidio.. Chissà come mai? No. Non fanno l’amore. Anzi, stanno discutendo. Devono essere un po’ in crisi. Me l’ero immaginato: sì, dal modo in cui Gilberto aveva insistito che venissi anch’io. Mi fa: “Ma dai, vieni… È un bel posto… C’è anche Cristiana. Io avrò da fare. Magari le fai un po’ compagnia.. Sai com’è lei”.

Lo so, lo so com’è lei. Me la ricordo quando eravamo molto più giovani. Lui non la conosceva ancora. E noi… Sì, quel pomeriggio a casa sua, c’era un po’ di gente. Poi non so bene come, siamo rimasti soli, io e lei, lì al pianoforte. Una canzone dei Beatles, mi pare: Yellow Submarine. Lei faceva l’accompagnamento e io la melodia… male, devo dire, e si rideva. Ci fermavamo sempre allo stesso punto. Eravamo molto vicini. Com’era bella! Aveva una maglietta con le maniche corte: e le spalle… Sì, la curva della spalla così particolare che scende un po’ in dentro per salire poi verso i seni diritti, morbidi… Ci fu un contatto leggerissimo: sì, delle spalle, ma involontario, credo; poi ripetuto. Come per miracolo smettiamo di suonare, tutti e due insieme. I nostri visi sono così vicini che quasi si toccano. Ci guardiamo in silenzio. È un attimo; un desiderio fortissimo, un impulso irresistibile di stringerla a me con forza e baciarla, baciarla, accarezzarle il viso, i capelli… Niente! Non è successo niente. Sono rimasto lì immobile, estasiato, come un poeta, come un cretino. (…)

Giorgio Gaber – Il dio bambino (da “Questi assurdi spostamenti del cuore”)

 

 

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